La cura – editoriale di Davide Romano – n. 55 – anno 2018

La cura della polis, o forse sarebbe meglio dire della civitas, data la nostra comprensione odierna della cittadinanza e dello Stato, rappresenta la chiave simbolica e tematica di accesso a questo numero della rivista.

Ai nostri lettori più abituali tale opzione non suonerà inedita. Sanno bene che i diritti individuali e sociali, il pieno riconoscimento della libertà di coscienza, della libertà di opinione e di religione, delle libertà civili e politiche, maturano solo dentro una comunità politica educata ai valori della centralità dell’individuo dentro sistemi sociali complessi, la valorizzazione delle formazioni sociali nelle quali ogni individualità si sviluppa, l’apporto qualificato delle minoranze – atteso che le maggioranze sono esse stesse il risultato del contingente comporsi di minoranze che trovano temporanee convergenze assiologiche – il servizio di istituzioni pubbliche che agiscano laicamente e nel rispetto dei propri limiti e competenze. Le dinamiche che abbiamo sin qui sommariamente abbozzato qualificano le democrazie liberali sin dal loro faticoso esordio.

L’attualità italiana, ed euro-occidentale, ci consegna oggi uno scenario sempre più dilaniato da una quantità di contraccolpi interni alle democrazie suddette.

Naturalmente non vogliamo dimenticare che, tra le forme di governo, quella democratica è la più incerta e mutevole per statuto. Tanto più nell’odierna temperie tecnologica, nella quale non già la volontà del popolo ma i cangianti umori cam- pionati dai sondaggi settimanali o quotidiani dei vari istituti demoscopici, trasferiscono nello spazio pubblico e nell’agone politico una fitta selva di sollecitazioni e di preferenze tali da sottoporre l’azione di governo ad una quotidiana ordalia inappellabile. Il circuito mediatico ha in tutto ciò notevoli responsabilità, poiché non è più il proverbiale «cane da guardia» caro alla tradizione anglosassone, ma nell’ affannosa rincorsa allo sfogatoio dei social media e nella comprensibile esigenza di alzare gli ascolti in ogni modo, si è abbandonato a forme inusitate di intrattenimento cialtronesco e ridanciano, pur con qualche lodevole eccezione. Ma anche questo, direbbero i cultori del genere, è democrazia. Solo che occorre altresì preoccuparsi di trovare dei rimedi alle narrazioni del tracollo e alle risorgenti «ideologie di potenza» che affiorano rigogliose in giro per il mondo.

Nel cuore dell’Europa, così come negli USA, la malattia dei sistemi democratici appare seria: la politica, intesa come arte della mediazione e della paziente composizione di interessi in conflitto, viene sempre più denigrata come raggiro;   le competenze sembrano interscambiabili con le opinioni, e la realtà dei fatti, che pure è sempre esercizio ermeneutico delle parti, risulta oggi indebitamente derubricata a pura fiction. D’altra parte i sistemi democratici ancora vigenti sono strumenti di epoche in cui la velocità e la complessità delle decisioni non era minimamente paragonabile a quella richiesta per assicurare una governance al mondo interconnesso del ventunesimo secolo. Se le istituzioni di un Paese sono aspettative di comportamento generalizzate, nella dimensione temporale, come sostiene Luigi Pannarale, nella misura in cui esse risultano non più rispondenti al tempo attuale, sono inefficienti e dannose. Quanta parte di responsabilità hanno, per fare un esempio, le ormai inadeguate e cervellotiche regole di funzionamento della macchina istituzionale americana, nel relativo fallimento delle politiche della presidenza Obama e nell’esasperazione dei ceti proletari americani?

Non ci iscriviamo dunque acriticamente nel registro dei laudatores tempori acti, né tantomeno in quello sempre più affollato di coloro che scommettono nel ritorno a famigerati universali semantici come: razza, sangue, confine, tradizione, che storicamente hanno mostrato gli esiti ferali oltremodo noti.

Come ha fatto nei suoi primi quarant’anni di vita in Italia, Coscienza e Libertà continuerà a sperimentarsi nella testarda direzione della costruzione di legami, nella promozione dei diritti di coscienza e di cittadinanza, nella libertà di opinione, di religione, di culto, e nella convinzione che il cammino sarà difficile ma promettente. E non solo grazie ai nostri meritevoli amici, che vi scrivono gratuitamente con grande passione e competenza ma anche grazie ai nostri lettori e compagni di cammino, e non ultimo, ci sia consentito, grazie anche a qualche ineffabile rimedio di una Provvidenza.

DAVIDE ROMANO – Direttore di Coscienza e Libertà.