Ricordando la Riforma protestante – editoriale di Dora Bognandi – n. 54 – anno 2017

I due termini contenuti nel titolo della nostra rivista, Coscienza e Libertà, evocano due concetti molto cari alla Riforma protestante che quest’anno celebra il suo quinto centenario.

Cominciamo dalla seconda, libertà, valore richiamato con forza dai riformatori, che ha segnato la storia e la cultura protestante. La lotta per la libertà è, infatti, il tratto distintivo del protestantesimo fin dalle sue origini. Ne è prova il libretto «La libertà del cristiano» scritto da Lutero nel 1520, tre anni dopo aver affisso le tesi sul portone di Wittenberg. In esso è contenuta la famosa antitesi in cui il Riformatore traccia un nuovo, rivoluzionario, programma per la cristianità: «Un cristiano è un libero signore sopra ogni cosa e non è sottoposto a nessuno. Un cristiano è un servo zelante in ogni cosa, e sottoposto a ognuno». Così scrivendo, sosteneva che la ricerca della libertà, preziosa per l’affermazione della dignità umana, deve avere un corrispettivo altrettanto prezioso nel coinvolgerlo al servizio della giustizia e del bene comune. Le due dimensioni della libertà, individuale e collettiva, sono elementi inscindibili per una società equa ed equilibrata.

La ricerca della libertà individuale e collettiva deriva direttamente dal rispetto della coscienza di ogni individuo che è, secondo una visione protestante, insieme voce e ascolto. Una «voce terribile» interiore che, come affermava Kant, risuona all’interno di ciascun credente per fornirgli una guida sicura se si confronta con la Scrittura, ma è anche un «giudice interno» che valuta perfino le motivazioni del suo operato. Nel protestantesimo, il credente che si lascia interrogare dalla Parola di Dio assume la responsabilità delle proprie scelte e agisce non per sottomissione acritica, ma perché sa valutare il senso della propria condotta.

La riscoperta del valore della coscienza, per i figli della Riforma, sta alla base dell’impegno personale per migliorare la società. Le iniziative per istruire il popolo, creare istituzioni assistenziali, interessarsi alla condizione della donna, combattere la schiavitù, impegnarsi in maniera innovativa per la giustizia e la libertà ne sono esempi concreti. Le continue riflessioni sulla libertà di coscienza hanno promosso nuove forme di vita ecclesiastica, nuove conquiste in campo sociale come la libertà di stampa, di ricerca scientifica, la democrazia.

 

La vita del cristiano nell’ottica protestante, dunque, non si esaurisce nel suo rapporto con Dio perché si articola anche nella vita sociale, dove sa distinguere ciò che è utile da ciò che è inutile, il bene dal male. Lo fa valorizzando la coscienza, dal latino cum scientia, cioè consapevolezza, conoscenza, in relazione con (cum) qualcun altro. Secondo Gerhard Ebeling, si dovrebbe concepire la coscienza

«come il punto in cui l’uomo, Dio e il mondo si incontrano, rendendosi presenti l’uno all’altro». Questo punto di incontro rende possibile una relazione che crea legami fondati sul riconoscimento reciproco.

Naturalmente, a dimostrazione che stiamo parlando di valori universali, l’importanza attribuita alla coscienza e alla libertà non è patrimonio esclusivo del protestantesimo. Molte persone, diversamente credenti o laiche, l’hanno sostenuta per sé e per gli altri con le parole e con la loro vita stessa. E su questo riconoscimento reciproco hanno dato contributi notevoli, che invitano a migliorare la società rendendola più inclusiva e dialogante. Tali diversi apporti hanno permesso il superamento di atteggiamenti aggressivi e intolleranti nei confronti di chi pensa in maniera differente e a far ascoltare e apprezzare prospettive diverse che si ispirano a valori molto simili.

Purtroppo, gli eventi storici e contemporanei registrano continue battute d’arresto nel cammino della civiltà. Le costanti violazioni alla libertà di coscienza e di religione dimostrano che valori come la libertà o il rispetto del pensiero altrui non si conquistano in modo definitivo. Quanto accaduto in Russia quest’anno, circa i provvedimenti restrittivi nei confronti dei Testimoni di Geova, costituisce, ad esempio, un monito sugli effetti che atteggiamenti intolleranti e preconcetti possono avere, e sul rischio di emulazione che possono generare in altre realtà geografiche verso altri modi di credere. L’attenzione verso queste tematiche è perciò d’obbligo.

 

DORA BOGNANDI – Segretaria nazionale dell’Aidlr