La Riforma protestante, la modernità,i diritti – intervista a Adriano Prosperi – n. 54 – anno 2017

Coscienza e Libertà: Professor Adriano Prosperi, il teologo William G. Naphi ha sostenuto che la Riforma protestante, nella sua ampiezza inclusiva anche delle espressioni più radicali come gli hutteriti e i mennoniti, ha modellato il mondo moderno. Condivide questa opinione?

Adriano Prosperi: Senza la Riforma, cioè senza la decisiva affermazione di Lutero relativa alla libertà del cristiano e la messa in pratica di questo principio   col rifiuto pubblico di obbedire all’imperatore Carlo V, non ci sarebbe stata la nascita di un movimento collettivo e ampio in Germania e fuori della Germania. Con l’esplosione di questo vasto e variegato movimento di riforma in Europa, e con l’opera decisiva svolta dalle varie frange di quella che è ormai comunemente definita la «Riforma radicale», non avremmo avuto l’affermazione di principi come: la libertà di coscienza, la tolleranza, la necessaria laicità dello Stato, che hanno poi dovuto scavarsi la strada con vittime dei regimi dominati dal potere ecclesiastico, non solo cattolico, come testimonia la nota e drammatica vicenda   di Miguel Servet, mandato al rogo a Ginevra da Giovanni Calvino.

CeL: Esiste un nesso tra lo sviluppo del pluralismo confessionale e quello del pluralismo politico?

A.P.: La vittoria della libertà religiosa è stata la premessa necessaria e continua a essere la condizione fondamentale della libertà politica. Questo principio fu ribadito nell’Italia del ‘900 da Francesco Ruffini, grande giurista e grande storico che seppe trarre anche da tale quadro valoriale la decisione di non firmare l’obbligo di fedeltà al fascismo.

CeL: In che misura la soggettività ermeneutica promossa dalla Riforma – oltre che dall’umanesimo e, più tardi dall’illuminismo – contribuì allo sviluppo della nascita della moderna ricerca scientifica?

A.P.: Sottrarre l’interpretazione della Bibbia all’autorità ecclesiastica e fondare la ricerca religiosa per conoscere il messaggio divino sulla conoscenza e sullo studio della Scrittura (“sola Scriptura”) furono le premesse che cancellarono un pesante condizionamento che fino ad allora aveva gravato sulla ricerca del vero in filosofia e nella scienza naturale. Dove, per contro, quel condizionamento rimase attivo, cioè nei paesi cattolici, tutte le espressioni del pensiero, dalla letteratura e dall’arte figurativa fino alla ricerca matematica e fisica (vedi Galileo) ne furono condizionate.

CeL: Se la Riforma protestante, con la peculiare manifestazione caotica ed eterogenea che le fu propria, non si fosse mai sviluppata, cosa mancherebbe oggi al cristianesimo moderno?

A.P.: Mancherebbe quella fondamentale distinzione fra cittadino e credente che ci differenzia dall’Islam.

CeL: Cosa rimane negli Usa – oggi sempre più cattolicizzati – della cultura protestante delle origini?

A.P.: Gli Usa sono un grande crogiolo religioso dove le differenze storiche tra le molte fedi, cristiane e non, importate con le diverse ondate migratorie, e le più diverse concezioni della vita convivono sulla base della distinzione fra cittadino e credente che si è già ricordata. Il mondo luterano vi è vivo e vitale, con importanti istituzioni culturali e figure autorevoli dello scenario politico: si pensi al teologo protestante Reinhold Niebuhr, consigliere morale del presidente Obama.

CeL: Quali minoranze, vecchie e nuove, potrebbero oggi dare la scossa, magari una scossa positiva, per così dire, alla nostra Europa?

A.P.: Le minoranze ci sono, i principi della solidarietà e del civismo appartengono alla parte migliore della nostra tradizione, inclusa quella della Riforma che oggi dialoga con un rinnovato cattolicesimo. Ma la vittoria del liberismo selvaggio, unito all’egoismo nazionalistico, sta dando nuova forza ai peggiori mostri della nostra eredità.

CeL: La libertà di coscienza e di religione insieme al principio di tolleranza in che modo contribuiscono a rendere più governabili le società plurali e multiculturali del nostro tempo?

A.P.: Potrebbero contribuire molto di più se fossero capaci di affermarsi maggiormente in seno alla cultura delle masse, che specialmente nell’Europa mediterranea è caratterizzata da una regressione in senso consumistico e dall’abbandono della lettura e dello studio, sostituiti dall’affidamento cieco all’autorità anonima di internet.

 

ADRIANO PROSPERI – Professore emerito di Storia moderna presso l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore. Membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Esperto di Storia medievale e movimenti ereticali.