Un favore che ti faccio* – Gabriele Giaffreda – n. 51 – anno 2015

E tu la tieni?

Fammi capire: non l’avete licenziata? Una domestica è sempre una domestica. Le dai le chiavi di casa. Apre i cassetti. Mette le mani negli armadi.

Ci hai pensato a tutto questo?

Io fossi in te non dormirei tranquilla. Un’ebrea in casa?

Un’ebrea che ascolta i discorsi. Poi li va a ridire a quelli come lei. Lo sai che sanno tutto di tutti?

Che parlano fra loro? Si dicono le cose! Sono legati, come una setta.

Tuo marito ha una posizione.

Ti prendi il rischio che sappiano ogni cosa? Guarda che è gente cattiva.

Se hanno fatto le leggi non è per caso. Vorrebbero tutto per sé.

 

E tu non hai paura?

Svegliati, cara.

Mi meravigli.

Io lo dico per il tuo bene. Per i figli, pensa a   loro.

Ora, poi, che hanno cacciato le maestre. Finalmente. Un’ebrea che ti porta – che ne so? – i figli a scuola? Che figura ci fai con chi la vede?

Al di là di questo, poi, ti   fidi?

A parole ti dice che li porta al parco. Ma se te li fa giocare coi figli loro? Che idee gli mettono in testa?

Guarda che è gente con la testa malata. Profanavano le ostie in chiesa,

L’hanno scritto anche i giornali.

 

L’ho capito che sta da voi da anni. Ma che c’entra questo?

Io non la terrei comunque.

Sapessi quante ne ho viste, di queste serve. Tutte infilate nelle migliori famiglie.

Tutte a sfruttare gli italiani.

 

Poi decidi tu che fare, la scelta è vostra. Io ti dico solo questo:

almeno abbassale lo stipendio. Guarda che un’ebrea

Se la butti per la strada

Un lavoro non se lo trova più. Falle un discorso.

Dille: «Cara mia, se vuoi ti tengo, ma è solo un favore che ti faccio: quindi, d’ora in poi ti do un terzo». Dammi retta: ti ringrazia,

certo che ti ringrazia.

 

E tu lo tieni?

Fammi capire: non l’hai   licenziato?

Un capocantiere è sempre un capocantiere. Mette le mani negli armadi.

Ci hai pensato a questo?

Io fossi in te non dormirei tranquillo. Un musulmano a dirigerti il cantiere?

 

Un musulmano che ascolta i discorsi. Poi li va a ridire a quelli come lui.

Lo sai che sanno tutto di tutti?

Che parlano fra loro? Si dicono le cose? Sono legati i musulmani, come una setta.

Ti prendi il rischio che sappiano ogni cosa? Guarda che è gente cattiva.

Fanno saltare in aria i treni.

E tu gli dai il lavoro? Se poi te ne  penti?

 

Io lo dico per il tuo bene.

I musulmani hanno la testa al male. Gli dai un dito prendono il braccio. Stanno invadendo tutto, lo vedi?

E tu gli dai la direzione del cantiere. L’ho capito che è uno bravo.

Sì, lo so, sta da voi da anni.

 

Ma che c’entra questo?

La razza è quella, la testa non si cambia: ce l’hanno nel sangue. Io non lo terrei comunque.

Sapessi quanti ne ho visti, di questi tipi. A vederli con la faccia a posto.

Quelli che hanno messo le bombe a Londra erano medici. All’ospedale, sì: chi poteva pensare?

Ti dico che è nel sangue. Si infilano. Entrano.

Nelle città. Poi nei cantieri, vedi?

 

Poi decidi tu che fare, la scelta è tua. Io dico solo questo:

almeno abbassagli lo stipendio. Guarda che un musulmano

Se lo butti per la strada Un lavoro non se lo trova. Fagli un discorso.

Digli: «Caro mio, se vuoi ti tengo, ma è solo un favore che ti faccio: quindi d’ora in poi ti do un terzo». Dammi retta: ti ringrazia.

Certo che ti ringrazia.

 

* Estratto da Pogrom a cura di Gabriele Giaffreda